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La qualità dell’Europa nella pubblica amministrazione

Pubblicato in Pubblica Amministrazione - Lunedì, 25 Maggio 2009 - Inserisci un commento

Incontro del Partito Democratico con i lavoratori pubblici

con la partecipazione di David SASSOLI capolista alle elezioni europee

Roma, 25 maggio 2009, Centro Congressi Cavour

Sintesi dell’introduzione di Pietro Barrera

Cari amici, cari compagni, cari colleghi, caro David,
Le facce che vedi in questa sala non sono quelle dei fannulloni: anzi, spesso le persone che sono qui sono quelle che nei propri uffici “tirano la carretta” più di altri, propongono, progettano, mettono l’anima nel lavoro di ogni giorno …
Non sono quelle dei conservatori, di chi si oppone per pigrizia o per principio ad ogni innovazione: anzi, sono quelli che pensano che nelle pp.aa. ci sia molto da cambiare, e anche da moralizzare, e che semmai ci rimproverano i nostri ritardi e la nostra prudenza, quando abbiamo avuto, e abbiamo ancora, responsabilità di governo, nella capacità di progettare, e soprattutto di portare a compimento, riforme dell’amministrazione davvero ambiziose
Chi è venuto a questo incontro non chiede protezioni o sponsorizzazioni politiche: qui ci sono persone che lavorano al Comune di Roma o nei Ministeri, dove hanno a che fare con governanti di destra, ma anche in Provincia e nella Regione Lazio, guidate dal centro sinistra: eppure hanno problemi comuni e, soprattutto, vogliono mettere in campo una forza comune capace di guidare il cambiamento con coerenza, sia dove governiamo che dove siamo all’opposizione
In questa sala, e in tante amministrazioni e uffici pubblici, ci sono quelli che un anno fa hanno dato fiducia e forza al Partito democratico: tutte le indagini sui flussi elettorali hanno dimostrato che proprio nel lavoro pubblico c’era un insediamento particolarmente robusto del PD, mentre in altri contesti sociali, dove pure c’erano le radici storiche del riformismo italiano, già si avvertivano gravi segni di cedimento
Ma questi stessi lavoratori pubblico oggi sono molto arrabbiati, indignati, forse un po’ delusi: quest’anno non è passato indenne, neppure per loro; in molti non si sono sentiti compresi, difesi, interpretati, neppure da noi, dalle forze del centrosinistra
Certo, apparentemente i dipendenti pubblici sono “al riparo dalla crisi”, e qualcuno gliene fa persino una colpa (ma che volete voi, che siete “garantiti”…), ma anche questa è una falsa verità:
- Intanto perché in molte famiglie è lo stipendio del dipendente pubblico che quest’anno ha fatto da argine alla crisi che colpiva gli altri; nel Lazio la crisi pesa molto, con la cassa integrazione giunta a punte da record (+219% nei primi tre mesi del 2009, rispetto al primo trimestre del 2008, contro un incremento medio nazionale del 184%), con troppi precari che hanno perso il lavoro, con le piccole imprese autonome – artigiani, commercianti, professionisti – costrette a chiudere o comunque ad affrontare enormi difficoltà:
- ebbene, la crisi sociale non è esplosa, le difficoltà sono state “ammortizzate” non dagli interventi governativi – che non ci sono stati – ma dal fatto che gli stipendi “sicuri” – bassi ma sicuri – di molti lavoratori pubblici hanno consentito a molti altri – genitori o figli, mogli o mariti - che avevano perso il lavoro ed ogni protezione sociale, di reggere, di tirare avanti, pur stringendo la cinghia; il lavoro pubblico è tornato ad essere il grande “ammortizzatore sociale” per tutti
- e poi, non ci dimentichiamo, anche qui ci sono i precari, tanti precari, troppi precari - al Comune di Roma, nella sanità, nella ricerca – che avevano ritrovato fiducia quando il Governo Prodi aveva indicato loro la prospettiva di un lavoro stabile e dignitoso, e ora hanno di nuovo paura, stanno perdendo la speranza, si sentono abbandonati e presi in giro
Insomma, la crisi morde, eccome, anche per i lavoratori pubblici e per le loro famiglie, e forse anche per questo i lavoratori dell’amministrazione pubblica sono giunti al limite della sopportazione dopo un anno di ossessiva campagna di denigrazione, delegittimazione, insulti gratuiti e generalizzati: descritti tutti come fannulloni, assenteisti, parassiti; il massimo del cattivo gusto è stato toccato con il premio intitolato “non solo fannulloni”: un ministro dovrebbe vergognarsi di dileggiare in questo modo, con atti formali e in sito istituzionale, l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici …
Il punto però – a mio avviso – non sono i singoli provvedimenti adottati dal Ministro per la funzione pubblica, le loro giustificazioni e la loro (improbabile) utilità, ma il disegno di fondo, che ci appare di un lucido cinismo. Azzardo una ipotesi un po’ forte: l’attacco ai dipendenti pubblici ha la stessa logica della campagna anti immigrati.
In una fase di crisi così profonda – crisi finanziaria, economica e sociale, ma anche di punti di riferimento, di valori condivisi, di fiducia nel futuro – la ricetta più comoda, la via d’uscita più antica e più brutale è quella di additare un “nemico perfetto” su cui scaricare la rabbia dei cittadini; a chi perde il lavoro, o teme di perderlo, e a chi vive male in città cresciute male, agli anziani soli e perciò giustamente carichi di inquietudine, si mostra allora la minaccia degli immigrati, il vero pericolo, il nemico da combattere e da cacciare.
Con la stessa logica, a quanti non possono più sopportare le inefficienze dei servizi pubblici, le code agli sportelli o i ritardi nei pagamenti, l’assistenza sociale o sanitaria che non funziona, le buche nelle strade o l’ottusità burocratica che soffoca le piccole imprese, si deve indicare un altro nemico perfetto, un bersaglio di comodo, il colpevole di tutti i mali; e quale nemico migliore del dipendente pubblico, che con la sua ignavia, le sue assenze, la sua pigrizia vive sulle spalle degli italiani?
Il nodo è proprio questo: nessuno nega i problemi, e neppure la necessità di riportare con maggiore coerenza e incisività valori solidi di etica pubblica nelle amministrazioni, ma davvero la strada è quella indicata da Brunetta?
Davvero le amministrazioni saranno più efficienti schiacciando di nuovo la contrattazione tra le parti di fronte alle imposizioni unilaterali della politica, escludendo per legge una quota importante di lavoratori da ogni forma di incentivi (vi immaginate il clima in un qualsiasi ufficio, quando all’inizio dell’anno si annuncerà che un quarto non avrà mai accesso agli incentivi di produttività, quali che siano i risultati raggiunti?), progettando una dirigenza armata di bastone e mai di carota, incaricata di “custodire” i dipendenti, più che di organizzarli, valorizzarli, motivarli?
Noi pensiamo tutto il contrario: pensiamo che le riforme solide ed efficaci si fanno insieme, non contro: non si riforma la giustizia contro i giudici e gli avvocati, non si riforma la sanità contro i medici e gli infermieri, non si riforma la scuola contro gli insegnanti e gli studenti, e non si riforma la p.a. contro e senza i lavoratori pubblici
Come vedi, caro David, c’è un filo che collega le nostre riflessioni sul lavoro pubblico alle drammatiche avvisaglie degli ultimi giorni sul futuro della nostra democrazia, della nostra Costituzione: il “modello Brunetta” è coerente con la logica di chi non sopporta il confronto, di chi ha una tale arroganza e una tale presunzione da pensare di poter imporre le proprie ricette a bastonate, di chi pensa che il Parlamento e i sindacati siano solo un impaccio ereditato dal secolo passato, di chi parla di federalismo e pratica il centralismo, di chi sogna un’Italia non “più governata”, ma “più comandata”
E c’è un altro filo, che bisogna cogliere: la riforma del lavoro pubblico, che questo governo sta portando avanti con una sovrabbondanza di enfasi retorica, mette radicalmente in discussione il principio di civiltà democratica che il nostro paese ha cercato di costruire con efficacia soprattutto negli ultimi due decenni – penso all’azione di ministri come Cassese e Bassanini - ma che la Corte costituzionale ha saputo ricodurre a valori e principi fondamentali già presenti nella Costituzione del ‘48
Mi riferisco al principio di distinzione di responsabilità e di compiti tra politica e gestione amministrativa, tra chi governa per mandato politico e chi amministra per professione, che è la sola chiave per risolvere il problema più controverso di tutti i paesi moderni: come avere un’amministrazione sempre più politica, per dare forza e concretezza al principio democratico, cioè alle scelte degli elettori, e sempre più imparziale, per rispettare fino in fondo l’uguaglianza dei cittadini
La risposta è tutta lì: la politica, ad ogni livello, faccia le sue scelte, e le faccia con chiarezza e con nettezza, e gli apparati professionali dell’amministrazione – i dirigenti, gli impiegati, gli operatori pubblici ad ogni livello – siano riconosciuti nella loro autonoma responsabilità di attuare le scelte politiche con imparzialità ed efficacia.
Vedi, David, per questo attaccare la dignità del lavoro pubblico, vuol dire attaccare un idea di amministrazione imparziale, al servizio dei cittadini, e riproporre un’idea antica, di amministrazione servente della politica. Tutto il contrario di ciò di cui il paese ha bisogno
Vogliamo un’amministrazione pubblica di qualità europea? Prendiamo allora l’esempio dagli altri: per il livello delle retribuzioni, ma anche per l’impegno nella formazione, per il rigore nelle selezioni, e per il riconoscimento sociale. Le idee in campo sono tante, ed anche per questo vogliamo dar vita al Forum regionale della pubblica amministrazione: una forma aperta, che non pretende adesioni aprioristiche al PD, ma che vuole dare voce e sede di incontro a tante lavoratrici e tanti lavoratori, e con loro ad amministratori, studiosi, rappresentanti di formazioni sociali che non pensano che il settore pubblico sia un peso da ridurre e di cui liberarsi, ma una grandissima risorsa per fare un Italia un po’ più europea.

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