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Maggioranza Regione Lazio: “Riorganizzare la rete ospedaliera senza penalizzare i territori”.

La riorganizzazione della rete ospedaliera costituisce un’irripetibile occasione per accelerare il processo di modernizzazione, di risanamento finanziario e di rilancio del sistema sanitario del Lazio portato avanti in questi anni dalla maggioranza di centrosinistra. E’ questa la ragione che ha indotto la Commissione Sanità ad una valutazione negativa del Decreto caldeggiato dal Governo che, se attuato, porterebbe al collasso il sistema sanitario regionale.

L’opportuna iniziativa del presidente Marrazzo di rinviare a settembre ogni decisione ha determinato le condizioni per avviare un lavoro di approfondimento, necessario dal momento che si è chiamati ad effettuare scelte che incideranno significativamente sul diritto alla salute dei cittadini del Lazio e sul futuro di un pezzo importante e pregiato del servizio sanitario nazionale. Per questa ragione, i gruppi consiliari del centrosinistra hanno presentato al Presidente Marrazzo una nuova proposta come contributo costruttivo che consenta di avviare un esteso confronto con le direzioni generali delle aziende, gli operatori, le organizzazioni sindacali e gli enti locali.

La proposta va ridefinita innanzitutto dal punto di vista numerico perché muove da una scorretta base di calcolo dei posti letto. I residenti nella Regione sono da alcuni anni in costante crescita, al gennaio 2009 l’ISTAT ne ha certificati 5.632.223, non quindi i 5 milioni e trecentomila del Piano. Non si comprende la ragione per la quale il conteggio si debba basare su dati inattuali. La base di calcolo scorretta adottata determina, infatti, una differenza di più di 1.350 posti letto ed imporrebbe, pertanto, tagli sovradimensionati ed ingiustificati, insostenibili per il sistema, che comprometterebbero il funzionamento dei servizi, a partire da quelli di emergenza.

La Regione Lazio non può accettare una tale imposizione dal Governo. Tanto più che sulla sanità romana gravano oneri e responsabilità aggiuntivi legati al ruolo di Capitale, alla presenza delle più importanti istituzioni civili e religiose, di organismi internazionali, di 5 Policlinici universitari e di strutture formative e di ricerca che svolgono funzioni insostituibili e necessarie allo sviluppo del sistema sanitario dell’intero Paese.

La nuova proposta della maggioranza si attesta su complessivi 25.345 posti letto così suddivisi: acuti 19.443, lungodegenti 1.690, riabilitazione 3.942, psichiatrici 270 e centra così gli standard fissati dal Piano Sanitario Nazionale. La proposta tiene anche conto di un probabile, futuro, graduale abbassamento dell’indice di 4,5 posti letto per mille abitanti. Ma ai nuovi indici ci si adeguerà nei tempi e nei modi che verranno determinati nell’ambito della Conferenza Stato Regioni. Non c’è motivo per anticipare decisioni che devono essere assunte in sintonia con le altre Regioni e collegate a complessi processi di riorganizzazione di sistema che non consentono scorciatoie né semplificazioni, che non possono che determinare gravi danni per i servizi e, soprattutto, per i malati.

La riorganizzazione potrebbe offrire anche l’occasione per correggere storici squilibri del sistema ospedaliero regionale che oggi vede fortemente penalizzate le Province, l’interland romano e le aree della Capitale che negli ultimi decenni hanno vissuto significativi processi di crescita urbanistica e demografica. Si può intervenire utilmente, dove ve ne sono le condizioni strutturali, su alcuni di questi squilibri. Per questo, pur in un quadro di riduzione, la proposta, tra le altre cose, trasferisce posti letto verso il quadrante sudest, il litorale, l’area tiburtina, portando la riabilitazione a Rieti e rafforzando la rete nelle Province e nelle aree di confine, anche per contrastare fenomeni di mobilità passiva.

Un piano così concepito, e che deve essere integrato con la ridefinizione delle reti dell’emergenza e delle alte specialità, anticipa un percorso riformatore che dovrà trovare sviluppo e forza nel nuovo Piano Sanitario Regionale e rapido riscontro nell’accelerazione dell’apertura dei cantieri per i nuovi ospedali dei Castelli e del Golfo e per la ristrutturazione del Policlinico Umberto I. Ma anche nel rilancio complessivo dell’edilizia sanitaria, a partire dallo sblocco dei 215 milioni di euro già assegnati alla Regione Lazio ai sensi dell’articolo 20 della legge 67 per i quali sono stati da tempo approvati 23 progetti sia in ambito ospedaliero che territoriale, fondi che il Governo trattiene ingiustificatamente da oltre un anno procrastinando l’avvio di lavori importanti ed urgenti per la sanità del Lazio.