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Davanti ai delegati della convenzione regionale prende il via la sfida per la Segreteria del PD Lazio

Pubblicato in Argentin, Congresso, Materiali PD, Mazzoli, Morassut, Prima pagina, Primarie 2009 - Sabato, 10 Ottobre 2009 - Un Commento

In vista del congresso e in attesa delle Primarie del 25 ottobre i tre candidati alla segreteria del Lazio del Pd - Roberto Morassut (mozione Franceschini), Alessandro Mazzoli (Bersani) e Ileana Argentin (Marino) - si sono confrontati oggi davanti ai delegati nella convenzione regionale a Roma.

L’appuntamento e’ servito a determinare ufficialmente il risultato delle votazioni dei circoli. Gli iscritti hanno premiato il segretario in carica Morassut con il 43,94%, seguito da Mazzoli (41,1) e Argentin (13,96).

E’ stata Argentin, parlamentare, ad aprire gli interventi: ”Basta con le correnti e no a piu’ di due mandati per gli eletti, e’ folle l’idea di appaltare il potere sempre agli stessi”.

Mazzoli, presidente della Provincia di Viterbo, ha sostenuto l’idea di ”un partito radicato sul territorio, in
grado di ricostruire il clima politico inquinato dalla destra per affrontare le emergenze socioeconomiche”.

”Gli abiti vecchi - ha concluso Morassut, parlamentare e segretario regionale uscente - sono comodi ma consunti: serve un partito che parli anche a tutti quegli elettori che non prenderanno mai la tessera”.

Si e’ parlato anche delle Regionali. Nessun dubbio sulla ricandidatura di Piero Marrazzo cosi’ come analoga e’ stata la reazione (”una posizione legittima, il dialogo e’ aperto”) alle parole del leader Udc Pier Ferdinando Casini, che si e’ detto pronto ”a correre da solo nel Lazio”.

Un Commento a “Davanti ai delegati della convenzione regionale prende il via la sfida per la Segreteria del PD Lazio”

 

Roma 13-10-09

Caro Roberto Morassut,

abiti consumati o abiti nuovi, ma pur sempre contenitori. Io direi lavoriamo anche, se non soprattutto su ciò che dev’esserci dentro. Contenuti, contenuti, contenuti!! Questo, io penso vuole il popolo, assai deluso, delle primarie! Quali sono le nostre parole d’ordine? Come decliniamo valori come libertà, democrazia, eguaglianza, sicurezza, lavoro, pari opportunità, laicità, welfare? E come lo facciamo non decontestualizzando il tema da ciò che la storia recente ci ha scodellato davanti: crisi del capitalismo globale; nuovo modello economico e di welfare propugnato nella patria del capitalismo mondiale da Obama; il suo coraggio propulsivo e riformatore che si batte contro i dogmi che hanno protetto e giusitificato l’ineguaglianza, la povertà, i conflitti guerrafondai, l’innalzamento delle barriere.

Qui è la sfida della profonda riforma di questo “ nuovo” partito, o no? Che certamente non può essere disgiunta dal come riformiamo questo Paese! E’ possibile che noi tutti siamo chiamati a riformare qualcosa che per qualche aspetto deve ancora nascere! Può sembrare strano, eppure , almeno per me, è cosi. Perché se non vogliamo fermarci ad analisi superficiali o pericolosamente retoriche, dobbiamo dircelo e dircelo ora. E’ sicuramente superficiale e retorico il “mantra” del rinnovamento generazionale se non lo si accompagna ai contenuti e al valore esperenziale di chi senza interesse alcuno ha profuso nel tempo energie e passioni per un progetto politico di società più libera e giusta.

Non è arrivato anche il momento di gettare le basi per garantire il coerente perseguimento di valori, stili di vita, sobrietà o sono questi i termini più gettonati soltanto per le campagne elettorali, congressi o primarie che dir si voglia? E se non faremo questo, che target di classe dirigente alleveremo in seno? Nuovi rapaci, predatori di qualsiasi forma di consenso? coltivatori di preferenze? Abbiamo già avuto diffusi segnali che anche nelle attuali pratiche di governo del Pd in alcune realtà noi non ne usciamo “esattamente” indenni. E questo è dovuto anche al fatto che qualcuno ha confuso l’assemblaggio di logori ceti di potere politico con la mescolanza positiva.

Io sono convinto che il dovere della mescolanza è una pratica che non può attenersi soltanto agli organigrammi di gruppi dirigenti provenienti dalle diverse sensibilità o dall’apporto di nuovi e sofisticati strumenti di aggregazione a prescindere dal messaggio che si invia, ma dipende da una architettura procedurale di comportamenti e risultati costantemente sottoposti alla verifica…e non solo interna, e che comunque avrà l’arduo compito di misurarsi con l’impatto di una autentica apertura alla società civile, con tutto ciò che questo comporta.

Il punto è, non se è opportuno farlo. Certo che sì! Ma come ci predisponiamo?
La storia ci ha già consegnato esempi di mescolanza positiva e ci ha detto chiaramente che Pertini non era comparabile a Craxi; che Renzo Foa non è comparabile ad Adornato; che Bobbio non è comparabile a Bondi; che Aldo Moro non è comparabile a Toto Cuffaro; che Don Milani non è comparabile con Buttiglione; che Olaf Palme non è comparabile alla Merkel; che Enrico Berlinguer non è comparabile a nessuno, punto e basta!

C’è un tema che sul quale non si può transigere che è quello della pratica e qualità morale delle persone a prescindere dall’area politica di provenienza anche all’interno del futuro PD. Non possiamo noi che rigettiamo la demonizzazione della società civile da parte dei mestieranti della politica, transigere sui bizantinismi interni che di fatto fanno scappare ogni se pur timido approccio generazionale alla politica, intesa come volontariato o costruzione di un modello di società moderna ed eguale. Quanti giovani neofiti della politica potrebbero ancora sopportare le nostre interminabili riunioni e interventi che spesso ripetono le cose che hanno già detto altri? Che non si preoccupi D’Alema & Co. dell’invasione di orde incontrollabili della società civile; se rimarremo come siamo sarà la società civile italiana ed europea che potrà tranquillamente disinteressarsi a noi!

Una società civile che non potrà sopportare la liturgia di incomprensibili dinamiche interne e del “come” ancora oggi ci proponiamo all’esterno con trite e ritrite rappresentazioni più di noi stessi che dell’emergenza da risolvere. Ma a proposito di rinnovamento tout- court, attenzione anche tra noi: vedo una diffusa pratica di egocentrismo e sgomitamento per salire sul proscenio della visibilità purchessia e spesso ahinoi! questo sgomitìo nella gran parte dei casi non è accompagnato né da risultati e né da coerenti comportamenti di cura del progetto e la nuova generazione purtroppo non è estranea a questi comportamenti. Occhio a non creare facili sponde ai disfattisti antiprimarie.

Così come ci sono quei padri nobili e putativi di questa o quella “area di pensiero”, che spesso forzano la ratio di una scelta ponderata per garantire il rafforzamento della proprio protettorato. E all’orizzonte non si vede indignazione o ribellione ma acquiescenza e ammiccamento, da parte un po’ di tutti.

Quindi, di quale selezione parliamo? Per l’appunto di quella “parlata” ma non volutamente praticata, perché e tutta da costruire, forse in progress, forse per fasi, ma spero con la determinazione politica tale da offrire agli italiani un contenuto inequivocabile. E coloro i quali dovranno gestire la mescolanza o il rinnovamento generazionale o qualsiasi altro apporto che vorrà a pieno diritto integrarsi nel progetto del PD, avranno la grande responsabilità della ricerca di un punto di equilibrio tra il nuovo che è già in tutti noi e le radici dell’antico che non dobbiamo dimenticare mai.
E le scelte, si sa, non sono mai neutre.

Si traducono o in coraggio innovatore o in conformismo conservatore anche se ammantato da “abiti nuovi”.

Un abbraccio, Stefano Caroselli

 

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