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Cardulli: Pd Lazio, non torniamo al passato

Pubblicato in Prima pagina, comunicati - Mercoledì, 18 Agosto 2010 - 3 Commenti

Il segretario regionale sia un cattolico democratico. Questo, in estrema sintesi, il pensiero di Lucio D’Ubaldo, senatore del Pd, nonché presidente dell’Agenzia di sanità pubblica del Lazio, espresso in un pensoso intervento su Europa. Il resto dell’articolo è un velenoso attacco al presidente della Provincia, Nicola Zingaretti. Un messaggio in codice: se vuoi fare il candidato sindaco nella Capitale nel 2013, i cattolici democraticidevono avere la loro parte. Non essendo un zingarettiano doc, posso anche difenderlo: Zingaretti deve forse essere più presente nella vita democratica del nostro partito, ma attribuirgli tutte le colpe, anche quella dei denti cariati, mi sembra francamente ingeneroso. Ricordiamo che è l’unico dirigente che, negli ultimi anni, è stato in grado di battere la destra nel Lazio. Considerazioni curiose, quelle di D’Ubaldo. Per diversi ordini di motivi: il primo è che al congresso scorso non si è presentata nessuna mozione dei cattolici democratici. Potrebbe sembrare irrilevante, ma non lo è. I congressi servono per presentare le idee, i gruppi dirigenti che vogliono promuoverle e confrontarsi pubblicamente su questi due elementi. Intrupparsi nella mozione Franceschini, pretendere posti nei vari organismidirigenti salvo scoprirsi “cattolici democratici” due minuti dopo non solo è scorretto, è incompatibile con la vita democratica di un partito. Di recente, come area Marino del Lazio, abbiamo sostenuto la necessità di andare oltre le mozioni congressuali, di trovare i dirigenti più preparati, più bravi e di metterli nelle condizioni di governare questopartito. Al di là e oltre i candidati sostenuti al congresso. Ci abbiamo provato sostenendo la candidatura di Piero Latino come segretario regionale. Una candidatura che aveva al centro proprio la costituzione di un nuovo gruppodirigente, autorevole e autonomo. Non voglio riaprire il dibattito sul fatto che Latino potesse rappresentare al meglio questo progetto. Siamo stati sconfitti dal voto vigliacco dei franchi tiratori della mozione Bersani. Il tema è che oggi D’Ubaldo ci propone un ritorno al passato, non già alle mozioni congressuali, ma addirittura ai partiti di provenienza. E qui veniamo al secondo motivo per cui queste posizioni, sebbene così autorevolmente espresse, non sono condivisibili. Il Pd nasce da due partiti è vero. Ma poi è andato ben oltre le due formazioni originarie. Il sogno democratico ha coinvolto centinaia di migliaia di cittadini che hanno visto nel Pd una speranza per cambiare un Paese malato. E dire che il Partito democratico deve essere l’unione dei due riformismi del ‘900, come pure ha fatto Veltroni in passato, non solo è gravemente insufficiente, ma è anche una dichiarazione di fallimento futuro. Il Pd esiste ed è un partito utile soltanto se va ben oltre gli schieramenti diquello che andrebbe considerato un secolo chiuso. Archiviato. Da tenere presente per gli alti insegnamenti altissimi che sono venuti dai protagonisti di quella stagione politica, da De Gasperi a Berlinguer, ma da archiviare nel passato. Il Pd assolve al suo compito storico se ridisegna le basi di una nuova cultura progressista in Italia. Altrimenti sarà soltanto il commissario liquidatore di quel che resta della sinistra italiana. Il problema del nostro partito è davvero quello del nome della festa cittadina di Roma? Oppure la nostra ricchezza è proprio quella straordinaria esperienza? E poi, caro senatore, vogliamo mettercelo in testa che possiamo anche chiamarla festa del piripicchio ma per i romani resterà sempre la Festa dell’Unità? Sarebbe vecchio armamentario ideologico? E le decine e decine di dibattiti sempre affollati che si sono svolti nei quattrospazi allestiti? Quattro spazi dibattiti, migliaia di democratici seduti ad ascoltare e intervenire, quando è possibile, nella calura della Roma di luglio. Sarebbero questo il vecchio da superare? Il vecchio sono i caminetti, sono le tessere fatte a pacchi e pagate dal capobastone di turno. Il vecchio è questo dibattito asfissiante che ci assilla da mesi. Ripartiamo da idee, capacità, voglia di mettersi in discussione. Se questa è la bussola allora davvero non è interessante quale tessera abbia avuto in tasca questo o quel dirigente nel secolo scorso. Magari proviamo anche a promuovere una classe dirigente che nelgi anni ‘80, per motivi anagrafici, in tasca aveva le figurine degli album panini e non le tessere di partito. Altrimenti ha ragione Cacciari, il Pd che disegna D’Ubaldo ha fallito il suo compito storico. Finiamola di discutere su come spartirci le cariche, anche perché le cariche da spartire sono finite.

3 Commenti a “Cardulli: Pd Lazio, non torniamo al passato”

 
19 Agosto 2010 alle 10:21 da Rosaria Ciccarelli:

desidero che si presentino più candidati per il segretario regionale e che vengano eletti dai veri tesserati dei circoli con primarie vere
sono una iscritta al Partito Democratico non ero iscritta al PCI,PDS,DS,Margherita e scusate se scordo qualche sigla
se questo partito non riesce a dimenticare le vecchie organizzazioni e non si mette in testa che bisogna vivere nell’oggi e non nel passato sono pronta a restituire la tessera

se non si capisce che sono i tesserati a fare un partito perchè sono loro che poi votano e fanno votare, fanno la campagna elettorale, e permettono ai deputati e ai senatori ai consiglieri comunali regionali ecc. di fare il loro lavoro,
se non si capisce questo allora chiudiamo questo partito e ognuno si ritenga libero di farsi “la piccola corte dei miracoli” propria, con i 4 amici propri e permettiamo ancora al “berlusconismo” di imperare, corrompere i giudici, smembrare le donne a pezzetti (tette, lato B, ecc) fare i condoni su qualsiasi cosa (”tanto si mette a posto”) e mandare all’estero a lavorare le nostre menti migliori
grazie dell’attenzione

 

l’articolo dice molte cose giuste ma lascia intravvedere un livello di dibattito nel ‘partito finto’ del PD, quello fatto di vecchi e nuovi lottizzatori che non vogliono capire che il PD non sono loro e che la sovranità va restituita al ‘partito vero’: quello degli aderenti, degli iscritti e degli elettori che si sono da un pezzo stufati di farsi dividere e strumentalizzare da capivorrente e lottizzatori che impediscono alla politica di rinnoversi (e si capisce perchè)e ai cittadini di diventare i padroni del PD.
Nonostante tutto il PD vero esiste e dovrà confrontarsi con la crisi sociale economica e politica che sta esplodendo nel paese ma per farlo occorre che i circoli diventino protagonisti del rinnovamento e della rigenerazione del PD del Lazio

 

24 Agosto 2010 alle 20:50 da francesco falvo:

I partiti democratici servivano
a indicare uomini politici di valore e a farli trionfare nella concorrenza
politica; oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi
giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti
in una molteplicità di cricche personali. ( Antonio Gramsci)

 

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