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Il 17 novembre 2015 si è tenuto il workshop “Fare rete per la legalità – Strumenti per la legalità e il contrasto alta corruzione” organizzato dalla “Commissione Legalità” del PD del Lazio  e dal gruppo PD al Consiglio Regionale del Lazio.
In occasione del workshop è stata presentata una sintesi del primo “Report sull’attività della commissione Legalità del PD Lazio” sotto forma di slide (qui in pdf).
Nel seguito lista e sintesi degli interventi.

Lista degli interventi

  • Baldassare Favara, coordinatore “Commissione Legalità” PD Lazio, consigliere regionale del Lazio
  • Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio
  • Pietro Barrera, docente universitario
  • Tobia Zevi, Assemblea Nazionale PD
  • Teresa Petrangolini, coordinatrice “Gruppo Trasparenza” del PD Lazio, Consigliere Regione Lazio
  • Sergio Celestino, sindaco di Formello
  • Iside Castagnola, consigliere PD I Municipio di Roma Capitale, presidente Commissione I Municipio “Sicurezza, legalità, tutela dei diritti”

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Baldassare Favara, coordinatore “Commissione Legalità” PD Lazio, consigliere regionale del Lazio

Baldassarre ha aperto il workshop presentando gli obiettivi e i componenti della “Commissione Legalità” PD Lazio che ha iniziato i propri lavori il 2 luglio 2015.

“La Commissione Legalità” ha detto Favara “intende con il suo lavoro costituire nel Partito, per gli iscritti e i cittadini tutti, un luogo di libero confronto e sostegno alla lotta contro il malaffare diffuso”.
Secondo Favara si deve ripartire dal “Codice etico” dello statuto PD  che si basa sui principi di lealtà e coesione che sono e devono essere sempre più la colonna portante del partito.
La Commissione si propone – anche attraverso l’audizione degli organismi di partito, degli eletti, degli iscritti e degli elettori – di:

  • promuovere consapevolezza e sensibilità sui temi della legalità e dell’anticorruzione anche tramite la creazione di una scuola di partito per gli amministratori della P.A. fornendo gli strumenti necessari contrastare l’illegalità
  • suggerire modifiche allo Statuto e al codice etico del PD per rafforzarne l’efficacia in chiave anticorruzione e per la legalità
  • costituire uno sportello “Legalità PD Lazio”, dove con tutte le garanzie del caso, gli amministratori possano trovare risposte in materia di antimafia, anti racket e trasparenza.

Favara ha anche riportato una serie di dati sulla diffusione della criminalità e del malaffare nel Lazio anticipando i contenuti di un primo “Report sulla legalità” che la commissione sta predisponendo e i cui primi risultati sono stati diffusi in una sintesi nel corso del workshop (pdf).
Per troppo tempo, ha rimarcato Favara, la regione Lazio è stata considerata una realtà dove le organizzazioni criminali si manifestavano solo con investimenti di denaro oppure con sporadici tentativi d’infiltrazione.
L’arrivo del procuratore Giuseppe Pignatone ha permesso di mettere “a sistema” le indagini sul contrasto della criminalità organizzata nel Lazio rivelando l’esistenza di una “Mafia Capitale” cioè di “un’organizzazione criminale che siede a pieno titolo al tavolo di altre e più note consorterie criminali, condizionandone l’attività sul territorio romano, che ha piena consapevolezza di sé e del suo ruolo nella gestione degli affari illeciti della capitale” come ha ben scritto la GIP Costantini nell’ordine di custodia cautelare in relazione a tali indagini.
“Mafia Capitale” è una “forza d’intimidazione che non ha un territorio fisico, istituzionale o sociale privilegiato, ma che viene immediatamente percepita e subìta da chiunque con essa s’imbatta”.
Il consigliere regionale Favara ha concluso il suo intervento ricordando le intimidazioni ai giornalisti e agli amministratori locali.
Nel Lazio nel 2014 sono stati infatti compiuti otto tra intimidazioni ed attentati ad amministratori locali e consiglieri(sei ad Ardea e due a Farnese in provincia di Viterbo), cinque nel 2015 (due ad Ostia, una a Ladispoli e due a Farnese).
Nel Lazio la criminalità mafiosa ha più volte minacciato i giornalisti che con inchieste serie e documentate hanno raccontato sulle pagine di giornali e quotidiani le attività criminali, tra i quali Lirio Abate dell’Espresso, Federica Angeli di Repubblica, Vittorio Buongiorno del Messaggero di Latina.

Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio

Giampiero  ha illustrato le azioni intraprese  dall’amministrazione Zingaretti nella lotta alla corruzione e per la trasparenza, tra questi:

• Ridotti i centri decisionali. Le direzioni regionali sono state dimezzate, semplificato l’assetto delle società, che sono passate da 8 a 2, ed è stato anche abbattuto il numero complessivo dei membri dei Cda, ridotto di 450 unità.

  • Digitalizzazione dei processi amministrativi e della spesa. La Regione Lazio è la prima in Italia ad aver introdotto la fatturazione elettronica. Tra le altre cose la Regione ha anche adottato la centrale acquisti in tutti i settori e poi si è proceduto anche con la completa digitalizzazione per quanto riguarda il processo di acquisti di beni e servizi. La Regione ha anche costituito un albo elettronico dei fornitori, che prevede una rotazione delle aziende e “white list” che privilegiano aziende virtuose.
  • Riduzione della discrezionalità amministrativa. Due anni fa la Regione aveva un debito commerciale di 12 miliardi di euro e c’era un’assenza totale di criteri di pagamento: per questo è stato introdotto anche un metodo rigoroso per il pagamento dei fornitori.
  • Lotta contro frodi e corruzione nella gestione dei fondi europei. Per garantire la gestione migliore dei fondi europei la Regione ha dato vita a un sistema di controlli e misure con cui prevenire fenomeni di corruzione.

Tutto questo è stato fatto con un piano di rafforzamento amministrativo definito in stretta collaborazione con la commissione europea, e con una serie di misure per contrastare la corruzione e la frode nel settore dei fondi strutturali e di investimento.
Cioffredi ha anche riportato il pensiero del governatore Zingaretti che in più occasioni ha ricordato che per sconfiggere la corruzione occorre una “profonda rigenerazione della politica, dei meccanismi che regolano il rapporto tra politica ed economia, di una rigenerazione dello stesso tessuto produttivo, che in tempo crisi è diventato più debole e permeabile di fronte alle mafie.
Giampiero ha anche ricordato che c’è la necessità di innovare il modo di lavorare delle istituzioni e di una grande battaglia culturale per affermare in ogni angolo società, a cominciare dai giovani, la cultura della legalità”.
Nel Lazio per troppo tempo si è sottovalutato il rischio delle infiltrazioni da parte della malavita organizzata.
Nel marzo 2015 è stato presentato il primo “Rapporto sulla Legalità” dell’Osservatorio della Regione Lazio (pdf , 2.1 M, 166 pp. ) che offre un’analisi puntuale e accurata sulla penetrazione della criminalità.
Nel Lazio, sottolinea il rapporto, si sono vissuti i diversi stadi dell’infiltrazione, della presenza, dell’insediamento, per arrivare in tempi recenti al vero e proprio radicamento da parte delle mafie. “La nostra regione” ha sottolineato Giampiero “non è originariamente una terra con mafia e per questo motivo parlare di tale argomento, fino a qualche tempo fa, non era affatto semplice. Chiunque provava ad affrontare tale tema, spesso veniva accusato di fare inutile allarmismo. Ma è stata proprio la sottovalutazione e rimozione che, intrecciandosi con un allarmante deficit di conoscenze, ha prodotto un terreno favorevole alla crescita della criminalità organizzata”.
In conclusione Cioffredi ha ricordato che il rispetto della legalità costituisce prima di tutto un valore etico e morale, pilastro imprescindibile di ogni convivenza civile, ma anche un fondamentale valore economico, in quanto condizione necessaria per il pieno sviluppo dei territori, a protezione della libertà degli operatori economici che sono la stragrande maggioranza degli imprenditori laziali, del regolare svolgimento delle dinamiche imprenditoriali, della trasparenza del mercato, della sana concorrenza.
Uno dei compiti principali che si è data la Regione Lazio – unitamente alle rappresentanze degli imprenditori e dei lavoratori – è mantenere e incrementare la competitività delle attività economiche e del territorio contrastando la concorrenza sleale, mantenendo e incrementando il capitale di competenza, dei posti di lavoro e della sicurezza, favorendo una generale qualità del lavoro e del vivere civile nelle comunità.
L’economia criminale, al contrario, altera le regole del gioco e distorce il mercato, svilendo il lavoro, mortificando gli investimenti, distruggendo la proprietà intellettuale, ostacolando il credito, intimidendo la libertà di impresa.

Pietro Barrera, docente universitario

Pietro ha affrontato il tema della corruzione nella PA locale e degli strumenti dei quali ci si può avvalere per la prevenzione e la repressione del malaffare.

“Basta aprire un giornale” ha detto Piero “per rendersi conto che la corruzione sta devastando le risorse, le capacità operative e la credibilità delle amministrazioni pubbliche del nostro paese”.
Si assiste a scandali continui che travolgono tutte le tipologie di amministrazioni pubbliche: grandi e piccole, importanti ministeri e piccoli comuni turistici, regioni e grandi metropoli, aziende sanitarie e società in controllo pubblico, in ogni area del Paese.
Altrettanto grave, ha rimarcato Barrera, è che il malaffare coinvolga tutti gli “attori” del sistema: politici e imprenditori, dirigenti ed esperti, funzionari e, talvolta, normalissimi dipendenti pubblici, anche di seconda fila.
Il “contagio sociale”, ha osservato il professor Barrera, è tale che non si può più dire che i corrotti siano solo coloro che entrano nelle amministrazioni “pilotati dalla politica”.
Non è così e basta vedere cosa ha rivelato “Mafia Capitale”: dentro ci sono politici ma anche funzionari, dirigenti di ruolo, impiegati.
Inoltre, ha continuato Barrera “la corruzione, oltre ad inghiottire risorse ingentissime, sottratte ai cittadini e ai servizi e destinate a pesare sui bilanci pubblici, e dunque ad alimentare tagli e manovre recessive di cui tanto ci lamentiamo, colpisce direttamente l’immagine, il prestigio, la dignità di ogni lavoratore e ogni lavoratrice. Non serve scansarsi, additare le colpe altrui, denunciare i grandi malfattori: se la pubblica amministrazione è marcia, o almeno è percepita così, il “peso reputazionale” lo portano tutti, dal sindaco al vigile urbano, dal ministro all’usciere, dall’amministratore delegato all’autista”.
Secondo Barrera, quando si parla di questi temi, è importante inoltre non sottovalutare la cosiddetta “piccola corruzione”, quei comportamenti di modesto valore, apparentemente veniali, che fanno da contorno ai grandi picchi dell’illegalità.
Il paragone più facile è proprio con il binomio grande/micro criminalità.
“Tutti gli studi scientifici ci dicono che produce più allarme sociale lo scippo sul marciapiede della grande rapina in banca; che la forzatura della porta di casa condiziona i comportamenti quotidiani e persino le idee e i sentimenti delle persone molto più di un sanguinoso omicidio visto in televisione. Lo stesso vale per la corruzione. I casi dell’Expo o del Mose hanno suscitato indignazione, avranno effetti politici, e certamente incidono sulla credibilità del sistema-Italia, ma non credo che abbiamo modificato idee e comportamenti di migliaia di cittadini o di dipendenti pubblici di Milano o di Venezia. Già a Roma le cose sono un po’ diverse, perché dietro all’ombra minacciosa di Mafia capitale abbiamo capito che si muovevano anche mezze calzette, piccole cose, e piccole persone comuni”.
Ma gli amministratori e i cittadini come possono reagire al malaffare?
La prima cosa da fare, seconda Barrera, è “fare le cose normali” rispettando le regole già esistenti e pianificando le attività: per gli appalti, ad esempio, occorre bandire le gare e non rifugiarsi dietro il “paravento” della continua emergenza che nella maggioranza dei casi indica solo incapacità di programmazione e sciatteria.
Un secondo strumento a disposizione delle amministrazioni locali è dato dal “Codice di comportamento”: la legge del 2012, e poi il dPR del 2013 hanno introdotto importanti innovazioni in questo strumento da un lato legando in modo diretto il codice di comportamento alla responsabilità disciplinare, in modo da passare dalla fase dei “buoni consigli” a quella dei doveri professionali, dall’altro chiedendo a ciascuna amministrazione di costruire un proprio codice, “personalizzando” le regole generali nello specifico contesto operativo, sociale, culturale.
“Attenzione però” ha ricordato Barrera “ il codice di comportamento locale serve solo se è il frutto di una grande discussione, di un guardarsi allo specchio senza il timore di dire e dirsi la verità. È una sfida a tutta la comunità professionale di quella amministrazione. Altrimenti non serve a nulla”.
Il terzo strumento su cui Barrera ha richiamato l’attenzione è l’accesso civico.
“Quell’opportunità che la legge ha messo nelle mani di chiunque — davvero di qualsiasi cittadino — per imporre alle amministrazioni di rendere trasparente ciò che è ancora opaco o nascosto. Ora, sappiamo benissimo che le regole della c.d. “amministrazione trasparente” sono farraginose e forse troppo pesanti: anche nel ddl di riforma della PA (la c.d. “riforma Madia”) c’è l’ipotesi di una loro semplificazione. Ma anche qui, non fermiamoci alla superficie”.
Nessuno si attende infatti che milioni di cittadini si mettano a scrutare i siti istituzionali per verificare le informazioni, coglierne i difetti, segnalare le cose che non vanno: lo faranno i giornalisti, le associazioni di consumatori o di utenti.
“Ma perché non lo dovrebbero fare i sindacati o gli attivisti politici?” si è chiesto Barrera riportando il caso del sito web di una amministrazione comunale ove erano riportati perfettamente (e doverosamente) i bandi per gli appalti (oltre che tutti i redditi e i patrimoni degli amministratori e dei loro familiari), ma nessuno dato sulle imprese partecipanti alle diverse gare, sulle aggiudicazioni, sul valore delle commesse e sui tempi di realizzazione che invece sono le informazioni più interessanti per controllare davvero l’azione della pubblica amministrazione, per sapere come si spendono i soldi dei cittadini e giudicare la qualità degli appalti.

Tobia Zevi

Tobia, componente dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico, è intervenuto anche per testimoniare l’attenzione che il partito ha nei confronti dei temi della legalità e della trasparenza.

Secondo Zevi l’antidoto più efficace contro i comportamenti illegali è rappresentato da una pubblica amministrazione, centrale e locale, efficiente, trasparente anche nei fatti e che faciliti cittadini e imprese anche grazie alla semplificazione delle pratiche burocratiche.
Anche Milano e la Lombardia sono stati coinvolti in gravi scandali legati alla corruzione e tuttavia il buon nome dell’amministrazione meneghina è rimasto saldo grazie alle sue riconosciute doti di efficienza e buon governo.
Anche le nuove tecnologie, secondo Tobia, possono rappresentare un grande ausilio per l’amministrazione trasparente perché processi e procedure automatizzati sono più facilmente controllabili e tracciabili.
Infine va garantite a cittadini, forze di opposizione e più in generale a tutti gli stakeholder un reale diritto d’accesso. Ad esempio perché non prevedere che le delibere delle amministrazioni locali siano dotati di Qcode per un immediato accesso anche via smartphone?
L’illegalità, ha concluso Tobia Zevi, si combatte anche con la “buona reputazione” e dunque iniziative come il rating di legalità per le imprese sono utili e potrebbero essere ulteriormente sviluppate a livello locale ad esempio con un “bollino blu” per le imprese che rispettano i tempi e la qualità negli appalti che gestiscono.

Teresa Petrangolini, coordinatrice “Gruppo Trasparenza” del PD Lazio, Consigliere Regione Lazio

Teresa ha iniziato il suo intervento sottolineando come l’impegno per la trasparenza nell’azione di governo, nei rapporti tra amministrazione e cittadini e nella lotta contro la corruzione rappresenti una sfida di fondamentale importanza per il Paese e i cittadini.

Teresa ha poi presentato il “Gruppo Trasparenza” del PD Lazio  che si pone come obiettivo di lavorare con le strutture territoriali del partito, con gli eletti e con i cittadini perché il tema della “trasparenza” nelle sue varie declinazioni sia sempre più elemento caratterizzante dell’azione politica del Partito Democratico.
Il “Gruppo” intende inoltre operare sia per dare risalto alle azioni della Giunta Zingaretti in materia di buon governo e trasparenza sia per proporre azioni in tale ambito rivolte a iscritti, eletti e cittadini.
Fondamentale, ha sottolineato Teresa, sarà la fase di “ascolto” dell’esperienza e dei contributi che verranno da iscritti e militanti del PD, molti dei quali rivestono incarichi di responsabilità nelle amministrazioni locali e territoriali del Lazio.
Per quanto riguarda le azioni già intraprese dalla Giunta Zingaretti in tema di trasparenza della politica e dell’amministrazione pubblica e per la cura dei beni comuni, Petrangolini ha ricordato:

  • la legge sul taglio dei vitalizi per i consiglieri regionali
  • la proposta di legge sulla trasparenza della politica e della Pubblica Amministrazione che prevede, tra l’altro, la predisposizione di una anagrafe degli eletti e dei nominati e di un albo delle lobby
  • l’utilizzo della fatturazione elettronica per il pagamento dei fornitori della Regione, strumento che garantisce trasparenza e parità di trattamento.

Il “Gruppo Trasparenza” del PD Lazio sta lavorando invece sui seguenti temi:

  1. la redazione di un “vademecum/decalogo” in termini di “trasparenza e buon governo” in vista delle prossime elezioni amministrative per “caratterizzare” in modo forte candidature e programmi – tale attività viene condotta anche in sinergia con la Commissione “Forma partito, statuto e regole interne”  del PD Lazio
  2. la costituzione di una rete di “promotori della trasparenza” presso i Circoli del Partito Democratico
  3. la realizzazione di una campagna informativa ai cittadini sui temi della trasparenza e del buon governo volta a aumentare la consapevolezza sul diritto di accesso e la trasparenza degli atti
  4. attività di assistenza, informazione e formazione agli iscritti ed eletti sui temi propri della “Trasparenza” anche in sinergia con la Commissione “Legalità” del PD Lazio  di cui il presente workshop è il primo atto.

Teresa ha ricordato che sul sito del PD Lazio è già stata predisposta una sezione “Trasparenza”  che contiene, oltre ai documenti prodotti dal Gruppo, anche un elenco ragionato e facilmente accessibile, anche in termini di linguaggio, sulle principali norme in materia di trasparenza.

Sergio Celestino, sindaco di Formello

Sergio ha raccontato la sua esperienza quale amministratore della città di Formello  comune della provincia di Roma riguardo i beni confiscati alla Mafia.

“È importante” ha rimarcato Celestino “che i beni confiscati alle mafie vengano riutilizzati subito e destinati a scopi sociali perché togliere un bene all’illegalità per restituirlo alla collettività è un passaggio decisivo per costruire un nuovo modello di sviluppo e una nuova economia che sia etica, sostenibile, intelligente e inclusiva”.
Formello è un comune all’avanguardia da questo punto di vista perché nel 2014 grazie ad un Protocollo d’intesa firmato dal Tribunale di Roma, dalla Regione, da Roma Capitale, dall’associazione Libera, dalle cooperative e da varie associazioni di categoria e di rappresentanza con il supporto dell’Amministrazione Comunale è stato possibile riassegnare una villa di 29 stanze  sequestrata alla ‘‘ndrangheta per usi sociali prima della condanna definitiva in Cassazione degli intestatari del bene.
“Un iter rapidissimo che può essere replicato in tutto il Lazio” ha commentato Celestino.
Il sindaco ha poi ricordato l’iniziativa civica “Formello è casa nostra” nata propria a seguito del sequestro della villa alla ‘ndrangheta che, ha ricordato Sergio “ci ha ricordato che la criminalità organizzata non risparmia nessuna area geografica. Anche l’area metropolitana romana è ormai una terra di frontiera per le nuove infiltrazioni mafiose”.
Il Comune di Formello ha così voluto coinvolgere la cittadinanza in un percorso di riflessione che e di sensibilizzazione contro le infiltrazioni criminali che ha coinvolto anche le scuole e che è culminato nella decisione di intitolare i nomi delle nuove strade del Comune alle vittime delle mafie.
La scelta dei nomi delle vittime delle mafie è iniziata su Facebook e poi si è estesa a mezzi più tradizionali, come assemblee e schede consegnate a mano ai cittadini.
“La comunità formellese – ha sottolineato Celestino – dotata di un buon grado di coesione sociale, ha inteso così lanciare il suo messaggio forte e chiaro: a Formello non c’è spazio per la cultura dell’illegalità, Formello è casa nostra” .

Iside Castagnola, consigliere PD I Municipio di Roma Capitale, presidente Commissione I Municipio “Sicurezza, legalità, tutela dei diritti”

Iside  ha illustrato la sua esperienza in qualità di Presidente della Commissione “Sicurezza, legalità, tutela dei diritti” del I Municipio di Roma Capitale.

“Sono stati 2 anni difficili” ha raccontato Iside “perché abbiamo dovuto affrontare numerosi ostacoli causati sia da comportamenti ostruzionistici da parte di alcuni funzionari pubblici sia vere e proprie intimidazioni quando ad esempio abbiamo affrontato, insieme al Presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi il tema del riordino delle licenze del mercato della Befana a piazza Navona”.
Iside, che è anche componente della Commissione “Legalità” del PD Lazio, ha sottolineato anche la grande arretratezza della macchina amministrativa in Comune e nei Municipi di Roma Capitale per cui ad esempio si gestiscono ancora in modo manuale, cartaceo, senza nessuna automazione, le licenze dei locali del centro di Roma, “una delle aree di maggior pregio anche economico del Paese e dell’Europa con il conseguente rischio di facilitare abusi e arbitrii”.
Iside ha ripreso anche il tema dei “beni confiscati alle mafie” concordando sulla necessità di una rapida riassegnazione dei beni alla collettività e ricordando che è fondamentale, da questo punto di vista, la “mappatura” dei beni confiscati e l’istituzione di un “tavolo permanente” tra amministratori locali e forze di polizia così come istituito a Roma dal prefetto Gabrielli.
In conclusione del suo intervento Iside Castagnola ha voluto ricordare l’impegno di Alfonso Sabella già assessore alla “Legalità e Trasparenza” nella giunta Marino e in particolare la sua delibera del gennaio 2015 volta a “prevenire e scoprire casi di corruzione” i cui punti salienti sono la rotazione del personale – non solo dirigenti ma anche funzionari e impiegati – e il potenziamento dell’Ufficio Anticorruzione del Campidoglio.