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Il Pd è e deve restare un partito di sinistra, il partito più grande della sinistra europea
Sono a favore del doppio incarico di Renzi: segretario e premier e da tempi non sospetti
Ognuno deve dare il proprio contributo. A me è stato affidato il compito di ricostruire il partito a Roma

  • di Umberto Rosso

Onorevole Orfini, dalla Leopolda il messaggio è: basta con la sinistra avanti con il partito della Nazione?

«Non mi pare proprio, è una posizione di qualcuno, come il sindaco di Firenze Nardella. Ed è una posizione sbagliata: il Pd è e deve restare un partito di sinistra, il partito più grande della sinistra europea. Un partito moderno, innovativo. La cui sfida oggi è essere un partito di governo».

Non è stato proprio Renzi a mettere in campo il partito della Nazione?

«Non è la linea del segretario. Quella definizione non è neanche sua, l’aveva coniata Reichlin, e in tutt’altro senso».

Ha ragione Bersani allora, che non è andato a Firenze perché alla Leopolda non c’è neanche un simbolo del partito, anzi, non ci sarebbe proprio il partito?

«È una polemica sbagliata. I simboli del Pd alla Leopolda non ci sono mai stati, e lo trovo anche legittimo e comprensibile. È un’iniziativa, utile, che punta ad allargare il campo. Così come è utile la riunione della sinistra che in queste stesse ore è in corso al Teatro Vittoria di Roma, dove la minoranza del Pd si confronta con la sinistra che sta fuori dal partito».

Però lei, che è il presidente del partito, non va né alla Leopolda né al Teatro Vittoria

«Ognuno deve dare il proprio contributo. A me è stato affidato il compito di ricostruire il partito a Roma. A questo sto lavorando anche in queste giornate, sono impegnato in una fitta serie di assemblee nelle periferie romane, da Tor Bella Monaca a Pietralata».

Fa da pontiere fra le due anime del partito, così lontane?

«Non serve. Perché, fra tante differenze, c’è qualcosa di profondo che lega e accomuna Leopolda e Teatro Vittoria, e che scongiurerà perciò qualunque scissione»

Che cosa?

«Tutti quanti, a Firenze come a Roma, sanno di far parte di un partito di sinistra. Fieri di esserlo».

Sì, ma “quale” sinistra? Maggioranza e minoranza ne danno letture opposte.

«Non torniamo a Nanni Moretti, per favore, D’Alema dì una cosa di sinistra… Si discute, certo, e molto. Secondo me, si litiga per troppo amore».

Troppo amore?

«Nei confronti del Pd, voglio dire».

La sinistra martella contro il doppio incarico di Renzi.

«Per me è un falso problema. Sono a favore del doppio incarico, e da tempi non sospetti, da quando Renzi non era neanche in pista».

Si spara a zero, anche da parte della minoranza, sulla Boschi per lo scandalo delle banche.

«Chiedere le dimissioni del ministro è, con tutto il rispetto, un errore. E nessuno, nemmeno Roberto Saviano, può offendere la nostra comunità definendola un’accolita di malversatori. Il governo non ha agito in alcun modo per favorire la Banca Etruria, ha salvato centinaia di migliaia di risparmiatori e la-voratori, non riuscendo a farlo con tutti a causa dei vincoli europei».

L’appello dei sindaci di Milano, Genova e Cagliari per ricostruire l’alleanza con Sel?

«Iniziativa apprezzabile. È un’alleanza che in tante realtà ha funzionato. Non avrebbe senso mandarla all’aria solo per ragioni di Palazzo, perché a livello nazionale Nichi Vendola ha problemi con Renzi».

Quindi dipende da Vendola?

«Sel ha rotto con Rifondazione proprio sulla necessità dì partecipare all’azione dì governo. Spero che non voglia tornare indietro, arroccarsi di nuovo in una contrapposizione totale».

 

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