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Secondo Banca MPS il Pil del Lazio sarà del 2% nel 2016.  La Regione è la più ottimista: prevede un Pil a +2,4% nel 2016 grazie ai finanziamenti dell’Ue. L’ingresso dalla Fiat/Fca di Cassino, uno dei poli di sviluppo dell’azienda

  • di Daniele Autieri

Gettarsi alle spalle gli anni della crisi. Una volta per tutte.
È la promessa per il 2016 dell’industria laziale, dopo un quinquennio doloroso (2010-2015) nel corso del quale la ricchezza prodotta dalle aziende industriali regionali si è contratta di oltre il 10%. Una marcia al ribasso che non solo si è interrotta, ma sarà presto sostituita da una ripresa convincente che – secondo le stime di Unindustria  – dovrebbe ricalcare quella italiana.
Il Pil laziale dovrebbe mettere a segno una crescita dell’1,6%, in linea con la media nazionale anche se leggermente inferiore alla tendenza delle altre regioni del centro.
Alcuni segnali erano arrivati nella seconda parte del 2015.
Già nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2014 la cassa integrazione era calata del 2,2% e le esportazioni cresciute dell’8% sotto la spinta dei prodotti farmaceutici che rappresentano quasi il 20% dell’export regionale.
Se il 2015 è stato l’anno del riallineamento, il 2016 sarà quello del recupero.
Le analisi di Unindustria indicano che la ripresa passerà per alcuni settori chiave legati principalmente alle grandi infrastrutture regionali.
Il primo è lo stabilimento Fca di Cassino dove entro il primo semestre comincia la produzione della nuova Alfa Giulia.
Il processo produttivo arriverà a regime nel secondo semestre, dando un forte impulso anche all’indotto.
L’attività di Cassino si lega con il porto di Civitavecchia, da cui partono le auto destinate al mercato americano (già oggi le Jeep fatte a Melfi), e dove è in costruzione il nuovo terminal container finanziato dall’Unione europea.
Stesso discorso per l’aeroporto di Fiumicino che gioca una partita decisiva sul fronte dell’allargamento in vista del raddoppio sul lungo termine in parte finanziato con l’aumento delle tariffe aeroportuali.
Oltre all’impatto che le opere maggiori avranno sul territorio e sulle imprese, l’industria laziale dovrà affidarsi ai suoi punti di forza.
Il settore farmaceutico, che promette di migliorare le performance dell’export registrate nel 2015, e quello hi-tech, concentrato al Sud della Capitale.
L’andamento incoraggiante di questi settori, unito alle performance di comparti più tradizionali come il turismo e i servizi, ha convinto alcuni osservatori nonché le istituzioni regionali a alzare l’asticella delle aspettative.
Lo ha fatto il Servizio Research del Monte dei Paschi di Siena  (qui in pdf) che la scorsa settimana ha pubblicato un report nel quale arriva a prevedere nel 2016 una crescita regionale del 2%.
Secondo l’ufficio studi dell’istituto il fattore chiave sarà il Giubileo.
Nonostante in termini di presenze l’inizio dell’Anno Santo non stia finora rispettando le aspettative, gli analisti sono convinti che alla lunga il traino sul turismo romano sarà consistente.
A questo si aggiunge l’export che – ricordano dalla banca – nel 2015 è cresciuto tre volte di più della media nazionale.

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Un ottimismo superato dalla Regione Lazio che, nel Documento di Economia e Finanza 2016  (pdfapprovato a fine anno, indica una crescita del Pil del 2,4%, del 2,9% nel 2017 e del 3 nel 2018.
A pesare positivamente sulle previsioni ci sono gli effetti della nuova programmazione di fondi Ue (2014-20): nel breve periodo saranno di 2,6 miliardi i contributi che pioveranno sull’economia regionale e che verranno redistribuiti in ambiti diversi.
Tra le principali destinazioni per il 2016, 421 milioni saranno investiti per sostenere l’occupazione; 592 per la competitività dei sistemi produttivi; 453 per politiche di istruzione e formazione; 257 per le energie sostenibili.
Un massiccio impegno finanziario, necessario per dare consistenza ad una crescita economica altrimenti troppo fragile.

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L’ingresso dalla Fiat/Fca di Cassino, uno dei poli di sviluppo dell’azienda

Regione Lazio

La Regione è la più ottimista: prevede un Pil a +2,4% nel 2016 grazie ai finanziamenti dell’Ue

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