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“La prossima ondata di sconvolgimento economico non arriverà da oltre oceano, bensì dal progresso incessante dell’automazione che renderà obsoleti molti posti di lavoro del ceto medio”, lo ha detto Barack Obama nel suo discorso di commiato a Chicago dell’11 gennaio scorso.
Negli ultimi mesi questo tema, assieme a tutti quelli affrontati finora, è al centro della riflessione della Commissione Lavoro e Formazione  del PD Lazio.
Gli ultimi incontri, oltre a produrre una breve riflessione sugli effetti demografici sul mercato del lavoro e una bozza di documento sul lavoro accessorio che sarà completata a breve, hanno visto la Commissione impegnata nella predisposizione di un documento di kick off sugli effetti dell’innovazione (declinata nelle sue varianti di automazione, digitalizzazione e robotica) sul mercato del lavoro (che potete leggere qui ).
La riflessione parte dagli innumerevoli effetti positivi dell’innovazione sulla nostra vita di tutti i giorni per chiedersi se essa invece costituisca una minaccia seria per i livelli occupazionali.
Non vi è dubbio che le aziende della New Economy (le stesse che ci stanno semplificando la vita) hanno un effetto marginale sulla creazione di occupazione, mentre il loro valore economico è del tutto sproporzionato al numero di persone che impiegano.
Fino al 2000, in occasione delle precedenti rivoluzioni industriali, le curve di produttività e occupazione sono cresciute parallele, poi, da quella data, per la prima volta nella storia economica, le due curve si sono disallineate con una rapida discesa di quella dell’occupazione.
Una ricerca McKinsey del 2015 ci informa che entro il 2025 saranno persi 250 milioni di posti di knowledge workers, mentre un recente studio dell’Università di Oxford ci dice che il 47% dei lavori è a rischio sostituzione nei prossimi 20 anni.
L’unica strada possibile è: “education, education, education”, ma occorre fare attenzione perché la situazione della forza lavoro italiana ha una criticità in più: il fattore demografico. L’età media dei lavoratori italiani è salita a 44 anni ed è in assoluto la più vecchia del mondo. Stanno venendo meno i giovani occupati, che rappresentano le principali fonti di innovazione e che sono i più ricettivi all’aggiornamento continuo, mentre l’elevatissima età della nostra forza lavoro rende più problematica l’azione formativa che necessita di un’offerta più tempestiva e soprattutto più sartoriale.
Secondo il fondatore di Google, Larry Page “anche se molti posti di lavoro andranno perduti, nel giro di poco tempo questa perdita sarà compensata dal calo dei prezzi dei prodotti”, ma Andrew McAfee mostra preoccupazione soprattutto per “chi lavora negli uffici … e in generale per tutti i lavori intellettuali di routine: le macchine sono bravissime a svolgerli”.
Nelle prossime settimane, partendo da queste riflessioni, la Commissione predisporrà un questionario sul tema che sarà sottoposto ai principali stakeholder della Regione Lazio. A partire dai risultati delle suddette interviste organizzeremo un Focus Group a luglio per poi predisporre un evento pubblico nel prossimo Autunno con i massimi esponenti politici, delle istituzioni, dei corpi intermedi e con i principali esperti.
La Commissione, consapevole che occorra un sistema formativo portabile, che segue il lavoratore dentro e fuori dall’impresa, intende dare un contributo di proposte soprattutto nel campo delle politiche attive del lavoro, degli strumenti contrattuali, dei minimi salariali e sulle modalità per la redistribuzione della ricchezza, a partire da ciò che occorre fare in Regione Lazio. Vuole farlo coinvolgendo il PD ai vari livelli, ma ingaggiando soprattutto i corpi intermedi e la società civile. Solo così sarà possibile restituire alla politica il proprio ruolo e dare ai cittadini la certezza che la democrazia è ancora viva e che, pur non essendo perfetta, è la migliore forma di governo possibile. Solo così sarà possibile fermare l’ondata populista e sovranista.

Allegato

  • “Effetti dell’innovazione sul mercato del lavoro” (pdf), 12 maggio 2017