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AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE CONSILIARE SPECIALE FEDERALISMO FISCALE E ROMA CAPITALE. RELAZIONE DELL’ON. MARCO DI STEFANO

Di 5 Maggio 2011News

A nome di tutta la Commissione esprimo un sentito ringraziamento al Presidente La Loggia per la sua pronta disponibilità ad intervenire presso la Commissione Federalismo e Roma Capitale della Regione Lazio. Il suo gesto è ancora più apprezzato considerati gli impegni parlamentari, molto importanti, che nella giornata odierna si susseguiranno e che lo costringeranno ad allontanarsi prima di quanto avevamo previsto .
Un doveroso apprezzamento, sempre a nome della commissione, va al Presidente Abbruzzese per il sostegno che sta dando per il funzionamento della nostra commissione avendo dal primo momento percepito quanto sara’ importante il nostro lavoro per il futuro di una regione destinata a cambiare nei prossimi anni.
Infine il sincero riconoscimento al Governatore Polverini per aver voluto questa commissione ed in particolar modo per averne, d’accordo con la sua maggioranza, voluto affidare la presidenza, alla minoranza.
Questo gesto, oltre che a dimostrare una reale sensibilità politica, rappresenta la conferma che la riforma federalista, vista la sua straordinaria importanza, deve essere, con forza e convinzione, affrontata a tutti i livelli istituzionali in maniera condivisa ,così come anche recentemente sul decreto che riguardava regioni e provincie si è tentato di fare in parlamento ed in particolar modo nella commissione presieduta dal senatore La Loggia.
Un riforma che ha un impatto significativo di portata strutturale sulle future forme di amministrazione e governo, sui rapporti tra amministratori e amministrati oltre che tra amministrazioni, e soprattutto sui servizi erogati ai cittadini e che, dunque, produrrà i suoi effetti nel tempo aldilà delle attuali maggioranze e minoranze.
In tal senso sono orientati ,dal primo giorno, anche i lavori della nostra Commissione che si propone di studiare i riflessi della riforma nella nostra Regione sia con riguardo al nostro ente di governo sia con attenzione al variegato e complesso sistema delle autonomie locali.
Le questioni che avremmo piacere di iniziare ad affrontare in questa sede, avendo qualche chiarimento dal Presidente La Loggia, sono le seguenti :

La concreta applicazione del fondo nazionale perequativo. Esso, infatti, sembrerebbe – ad un a prima ricostruzione finanziaria – collocare la Regione Lazio in posizione svantaggiata rispetto ad altre regioni a causa dell’elevato debito sanitario e del vigente piano di rientro.
La capacità fiscale molto elevata della nostra regione – seconda solo alla Lombardia – fa ritenere, con molta probabilità, che il Lazio non avrà accesso al fondo nazionale perequativo nonostante la pesante situazione dovuta al debito accumulato nella sanità che ci costringerà per i prossimi 27 anni al pagamento di un mutuo per circa 400 mln di euro l’anno.
Ci sono diverse regioni caratterizzate da un forte debito sanitario e mi viene naturale portare l’esempio in questa sede, del Lazio, che ha affrontato il pesante debito, a partire dal 2007 per proseguire a tutt’oggi, con provvedimenti , tagli e azioni necessarie per far quadrare i conti, ma politicamente molto spesso fin troppo impopolari e socialmente devastanti per i nostri territori e per i nostri concittadini.
Ecco noi, Presidente La Loggia, crediamo che alcune regioni, come il Lazio in particolare, in virtù dell’enorme impegno che viene profuso non possono essere abbandonate a se stesse; dobbiamo collegialmente, pur nella condivisione delle finalità del federalismo fiscale, immaginare un ulteriore sforzo.
Proviamo a cercare un modo concreto per accompagnare le regioni verso la risoluzione del problema e per evitare una straordinaria azione aggressiva dal punto di vista della pressione fiscale sui nostri cittadini , ad esempio il contributo straordinario erogato fino al 2009 per sostenere le regioni con disavanzo strutturale, potrebbe essere riproposto per il nuovo piano di rientro.
E’ evidente che eredità così pesanti, che arrivano da molto lontano non sono colpa di uno o dell’altro ma probabilmente di un sistema, sbagliato, che riteniamo aver superato tutti insieme; queste vicende non si risolvono in poco tempo ma necessitano di un percorso più lungo che probabilmente da sole le singole regioni non saranno in grado di sostenere ed in particolare quelle come il Lazio che come detto sicuramente non potranno mai beneficiare del fondo nazionale.

Passando alla seconda questione ricordo come con il federalismo fiscale nasce una competizione tra le regioni che ha come elementi caratterizzanti non solo l’attenzione alla razionalizzazione ed all’efficientamento della spesa pubblica, ma anche l’utilizzo di una autonoma leva fiscale, partendo dal presupposto che in assenza dei trasferimenti dello Stato, noi dovremo continuare ad offrire servizi ai cittadini.

Ricordo come l’impianto previsto dal decreto legislativo poggia su due grandi componenti: l’addizionale Irpef, la compartecipazione IVA, l’Irap da un lato e dall’altro i tributi propri. A proposito dell’Iva il Collega De Romanis, oggi assente per una missione a Bruxelles, ci fa presente che in questi giorni la Commissione europea è in procinto di discutere la riforma dell’Iva e mi chiede di domandarLe se il governo ha già tenuto conto di eventuali riflessi di questa innovazione.

Il vero banco di prova per la valutazione della classe politica che amministra regioni ed enti locali, sara’ rappresentato da come verranno disciplinati i tributi propri; se avremo, come già accaduto in alcune regioni, la capacita’ di riappropriarci della nostra funzione principale che e’ quella di legiferare in nuove materie e settori di nostra competenza, saremo in grado di reperire nuova base imponibile al fine di evitare la tassazione indiscriminata tramite l’addizionale IRPEF e l’Irap alla massa dei contribuenti.
Il rischio che si deve evitare è, da un lato di innalzare la pressione fiscale (a livelli oramai insopportabili per i redditi fissi, per pensionati); dall’altro l’alternativa di un aumento dell’Irap, che potrà comportare la migrazione in altre regioni da parte di imprese laziale con tutto ciò che ne consegue per l’economia e per l’occupazione.
La capacità attrattiva delle regioni limitrofe nei confronti delle imprese potrebbe spingere la regione Lazio verso il sottosviluppo con tutte le problematiche sociali ed economiche connesse.
Oggi c’e già una consistente differenza tra la tassazioni IRAP nei confronti delle imprese del Lazio e quelle di regioni limitrofe come ad esempio la Toscana e l’Umbria. Se queste regioni in virtù dell’applicazione del federalismo fiscale regionale riusciranno ad abbattere l’Irap (ricordo come per fare ciò sia necessario non aumentare l’addizionale IRPEF) è del tutto evidente che il sistema imprenditoriale comincerebbe a fare delle serie valutazioni sul proprio posizionamento geografico, al punto di arrivare ad immaginare che l’imprenditore di Viterbo spostandosi solo di qualche chilometro potrebbe avere notevoli guadagni economici.

Proprio su questo tema, grazie anche, ci auspichiamo, al suo aiuto Presidente Polverini, credo che la nostra commissione potrà avere un ruolo di studio e verifica dell’impatto dei nuovi tributi regionali per garantire ai cittadini del Lazio trasparenza e buon governo candidandosi fra l’altro a svolgere il ruolo di osservatorio permanente sulla pressione fiscale conseguente al nuovo federalismo in accordo con il CREL (Consiglio regionale dell’economia e del lavoro del Lazio ) e il CAL (Consiglio delle Autonomie Locali).

La terza questione strettamente connessa alla competizione tra le regioni e’ quella relativa alla gestione e riscossione dei tributi.
Il Decreto prevede che nel rispetto della propria autonomia organizzativa le regioni possono stipulare una convenzione a livello nazionale con l’Agenzia delle Entrate per la gestione e riscossione dei tributi.
A mio parere tale modello di gestione dei tributi sembra essere lontano dallo spirito federalistico di devoluzione di funzioni e responsabilità.
Forse e’ il momento di iniziare a ragionare su come il riconoscimento dell’autonomia impositiva concessa a livello regionale possa avere difficoltà a coniugarsi con la stipula di convenzioni a livello nazionale per la gestione e riscossione.
Se vogliamo essere competitivi, anche dal punto fiscale, responsabilizzare la Regione e renderla sempre più autonoma dal punto di vista delle entrate, occorre metterla nelle condizioni di costruire, da un lato, un sistema di entrate razionale, efficiente, chiaro e trasparente, dall’altro contrastare attivamente l’evasione dei tributi propri e dell’IRAP al fine di poter ridurre il peso impositivo. A tal proposito se l’articolo 4 prevede la piena autonomia delle regioni di ridurre l’aliquota fino ad azzerarla con propria legge, credo che dovremo oramai considerare l’Irap un tributo proprio ,a tutti gli effetti, al punto da gestire e riscuotere direttamente come tutti gli altri magari con i tempi necessari a formare e valorizzare le figure professionali necessarie.

Cara Presidente una simile attività, previa un’attenta misurazione dei costi e della convenienza economica, potrebbe in un prossimo futuro essere svolta dalla regione Lazio, con la costituzione di un ente ad hoc che potrebbe offrire tale servizio, ad un costo probabilmente piu’ competitivo, per tutti i comuni (ma anche per le Province) che autonomamente non sarebbero in grado di provvedere.
In tal modo si potrebbero massimizzare le entrate degli enti locali contribuendo a ridurre il peso dei tributi che sostituiranno gli attuali trasferimenti che attualmente ammontano a 900 milioni per i comuni e 300 per le provincie da parte della regione.

Il quarto punto che intendevo trattare riguarda il ruolo delle regioni nell’individuazione dei fabbisogni e costi standard degli enti locali che ad oggi assolutamente non appare del tutto chiaro.
La regione dovrebbe assumere un ruolo centrale in questa attività perché, come il governo conosce le differenze tra le regioni ed è in grado di determinare le variabili da assumere, così allo stesso modo nessuno meglio delle regioni conosce le provincie, i comuni del rispettivo territorio, con le proprie diversità e peculiarità. Di conseguenza la regione dovrebbe essere coinvolta in un ruolo attivo sulla determinazione dei fabbisogni e dei costi standard, nonché coordinare la distribuzione delle risorse come nel caso del trasferimento delle quote IRPEF e della creazione del fondo perequativo regionale.
Approfitto inoltre della presenza della presidente Polverini per segnalare il tema, del tutto istituzionale, relativo alla necessità per la Regione Lazio di essere compresa tra le 6 regioni rappresentate nella Conferenza Coordinamento permanente della finanza pubblica prevista dal decreto legislativo sul federalismo finanziario regionale.
Infine un breve passaggio su Roma Capitale: su questa vicenda credo sia indispensabile incontrarci di nuovo anche alla luce dei futuri decreti. Sono ormai venti anni che si discute di questa materia, sono state messe in campo tante idee, ma ad oggi mi sembra di capire che c’e’ molta confusione.
Nei prossimi mesi le istituzioni dovranno incontrarsi, aprire un tavolo, partendo dal presupposto per quanto mi riguarda che l’unico scenario inimmaginabile e’ quello di rischiare con un colpo solo di far scomparire il Comune di Roma e la regione Lazio nella sua completezza e diversità’ .
Roma Capitale non puo’ essere sicuramente un problema esclusivo tra Roma e Regione, ma dovrà coinvolgere tutti i territori del Lazio, partendo dal presupposto che ritengo politicamente corretta la posizione del Governatore del Lazio , in merito al fatto che soltanto attraverso interventi normativi regionali si possa individuare cosa quando e come trasferire a Roma Capitale.

Nel ringraziare tutti, voglio mandare un messaggio soprattutto ai miei colleghi del consiglio regionale. Pur con le difficoltà tecniche della materia, che ho sperimentato in prima persona, invito tutti noi a non sottovalutare il momento storico di questa riforma, che andrà tra breve ad incidere inevitabilmente sulla vita delle nostre istituzioni e dei nostri concittadini.

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