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Parliamo del diritto allo studio (17 settembre 2015)

Di 17 Settembre 2015PD Lazio

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Il diritto allo studio indica tutti gli interventi dello Stato che permettono anche ai giovani delle famiglie meno abbienti di frequentare l’università: case dello studente, borse di studio per coprire le spese delle tasse universitarie, mense.
Il diritto allo studio è un tema importante perché in questo modo lo Stato attua la Costituzione, rimuovendo gli ostacoli all’eguaglianza nella formazione; e perché oggi l’Italia è l’ultima in Europa a assolvere a quel dovere democratico, con un bassissimo numero di laureati rispetto agli altri Pesi europei.
Ma il diritto allo uno studio è oggi di quei settori della vita democratica italiana che rappresenta le contraddizioni del nostro Paese, che vuole crescere e modernizzarsi e che, nello stesso tempo, costruisce ostacoli alla sua crescita.
Secondo le nuove norme in vigore quest’anno, per chiedere la borsa di studio, la famiglia dei giovani studenti non deve superare il tetto massimo ISEE (l’indicatore della situazione economica equivalente) di 19.468,75 euro, calcolato in base al reddito del capofamiglia e al patrimonio familiare. Ma da quest’anno, l’ISEE si calcola in modo nuovo, e contiene anche il reddito e il patrimonio dei membri della famiglia (fratelli e sorelle). Perciò, il tetto massimo si alza, con la conseguenza che chi, fino all’anno scorso poteva chiedere la borsa, quest’anno non può più farlo.
Intendiamoci: il ricalcolo dell’ISPE permette di lottare meglio contro l’evasione fiscale.
Ma bisognava anche prevedere gli effetti sui giovani universitari.
Infatti, si prevede che saranno 11.000 gli studenti che saranno esclusi quest’anno, il doppio rispetto alle esclusioni dell’anno scorso. Ciò significherà perdita della borsa di studio, necessità di pagare la totalità delle tasse universitarie. Insomma, il rischio concreto di abbandonare gli studi.
Sta qui il tipo di contraddizioni che dovremmo in ogni modo evitare: una legge giusta – che mira a assicurare l’uguaglianza nei doveri fiscali –, rischia di essere un nuovo incentivo a abbandonare gli studi.
Non ne abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno di giovani formati e laureati.
Bisogna valutare bene ogni intervento legislativo e gli effetti probabili, e sforzarsi di trovare la strada per tutelare il diritto allo studio.

Ogni spinta a ridurre la formazione produce effetti devastanti non soltanto sul piano dei diritti costituzionali dei cittadini italiani, ma anche sul piano della crescita del Paese, che di laureati ha un bisogno estremo.

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Chi è Raffaella Petrilli?

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Raffaella Petrilli è Professore Associato di Teoria e Filosofia dei Linguaggi presso l’Università della Tuscia (Viterbo)

Qui il suo curriculum professionale completo

Raffaella è stata componente della Direzione regionale del PD Lazio e responsabile “Saperi, università e ricerca” nella segreteria del PD Roma guidata da Lionello Cosentino

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